Quando ti diciamo di non partire
Succede, e non è modestia: è che un paziente che parte per il motivo sbagliato torna scontento anche quando il lavoro è perfetto. Ecco i cinque casi.

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Una parte delle valutazioni a Bari finisce con noi che consigliamo di non fare nulla, o di farlo in Italia. Non è una posa. È che la sola cosa peggiore di non acquisire un paziente è acquisirne uno che non doveva partire: torna scontento anche se il lavoro è impeccabile, e ha ragione lui.
Questi sono i cinque casi.
1 · Le cure ordinarie
Igiene, otturazioni singole, una devitalizzazione. Il risparmio in valore assoluto è di poche decine o centinaia di euro, e non paga né il volo né la giornata.
C'è anche una ragione clinica, non solo economica: le cure ordinarie vogliono continuità. Un'otturazione che a sei mesi dà fastidio si guarda dove sei, non a un volo di distanza.
2 · Le urgenze
Ascesso, dolore acuto, un dente rotto ieri sera. Non si aspetta la prossima data di valutazione e non si prende un aereo: si va dal proprio dentista, o alla guardia odontoiatrica.
Il turismo dentale funziona sui lavori programmabili. Chiunque ti proponga di gestire un'urgenza con un viaggio ti sta facendo un danno.
3 · Quando l'aspettativa non è realistica
Capita che una persona arrivi con una fotografia sul telefono e un obiettivo che il suo caso non permette: un sorriso che richiederebbe di partire da denti e da un osso che non ha.
Si può fare molto, ma non tutto, e ci sono richieste che comportano di sacrificare denti sani. In quei casi la conversazione non è sul prezzo: è sul risultato realistico. Se dopo averlo spiegato l'aspettativa resta quella, è meglio non cominciare, perché quel lavoro, qualunque cosa venga fuori, sarà vissuto come un fallimento.
4 · Quando prima va trattata un'altra cosa
Parodontite in corso, carie attive multiple, un'igiene domiciliare che non regge. Mettere impianti sopra un parodonto malato significa costruire su un terreno che si sta muovendo.
In questi casi la sequenza è: prima si cura, poi si valuta l'implantologia. E la fase «prima si cura» spesso si fa meglio vicino a casa, con controlli frequenti. Lo diciamo anche quando significa rimandare di sei mesi un lavoro nostro.
Ci sono poi condizioni generali (diabete non compensato, terapie con bifosfonati, fumo pesante) che non sono controindicazioni assolute ma cambiano il rischio, e vanno discusse prima, con i tuoi medici.
5 · Quando la situazione personale non regge il percorso
Un percorso implantare richiede due viaggi, due permessi, e di esserci per i controlli. Chi in quel periodo ha un genitore da assistere, un lavoro che non permette due assenze o una situazione familiare complicata, comincia bene e si perde per strada.
Non è un giudizio: è una valutazione di fattibilità, come guardare l'osso. Meglio spostare di un anno che lasciare un lavoro a metà, con gli impianti inseriti e la protesi definitiva mai messa.
Cosa ti diamo comunque
Anche quando la conclusione è «non partire», la valutazione l'hai fatta e il piano di cura scritto è tuo. Usalo con il tuo dentista, o come secondo parere, o per capire cosa ti era stato proposto.
È gratis anche per questo.