Un impianto e 24 corone in zirconia: il caso più esteso che documentiamo
Riabilitazione di entrambe le arcate. Cosa c'era prima, cosa è stato fatto e in quanti viaggi, con le foto di prima e di dopo, sovrapponibili.

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È il caso più esteso fra quelli che pubblichiamo, e lo pubblichiamo perché il paziente ci ha dato il consenso. Ventiquattro corone in zirconia e un impianto: praticamente tutta la bocca rifatta.
Non lo mettiamo qui come vetrina. Lo mettiamo perché una riabilitazione di questa portata è la cosa che più spesso ci viene chiesta al telefono con una domanda impossibile («quanto costa rifarmi tutti i denti?») e vedere un caso vero spiega meglio di un listino perché quella domanda non ha una risposta secca.
La situazione di partenza

Nelle foto di partenza si vedono denti compromessi su entrambe le arcate: usura, vecchie ricostruzioni, alterazioni di forma e colore, allineamento del piano incisale perso.
Non è una bocca che si risolve con qualche faccetta: è una situazione in cui il progetto riguarda l'intera masticazione, non solo l'estetica. È la distinzione che facciamo sempre alla valutazione, e che decide se il preventivo ha uno zero in più o in meno.
Perché 24 corone e non 28
Ventiquattro elementi non sono «tutta la bocca» in senso letterale: gli ottavi non si contano quasi mai e alcuni settori posteriori possono restare fuori dal progetto se sono sani e non incidono sull'estetica né sull'occlusione.
È una cosa che vale la pena dire, perché nei preventivi il numero di elementi è la voce che muove di più il totale, e un preventivo con quattro corone in più senza una ragione clinica è un preventivo da discutere.
Il ruolo dell'unico impianto
Un solo impianto in un lavoro da ventiquattro elementi sembra una nota a margine. Non lo è: significa che i denti residui erano recuperabili, e che la strategia è stata conservare invece di estrarre.
È una scelta clinica, e non è l'unica possibile. Ci sono studi che su bocche simili propongono di estrarre tutto e mettere due arcate su impianti: si fa prima, è più prevedibile per l'operatore, e costa parecchio di più. Conservare richiede più lavoro e più prove, ma i denti naturali, quando reggono, sono meglio di qualunque protesi.
Se ti viene proposta un'estrazione totale su denti che non fanno male, chiedi perché. La risposta deve essere clinica.
Cosa ha richiesto, in tempo
Un lavoro di questa estensione non si chiude in un viaggio, e chi lo promette sta parlando di provvisori. Le fasi sono quelle di ogni riabilitazione estesa: preparazione, provvisori su cui si verifica forma e occlusione per settimane, prove strutturali, definitivi.
La fase dei provvisori è quella che i pazienti vogliono saltare ed è quella che non si salta: è lì che si decide se i nuovi denti saranno alti o bassi, dove batteranno, come chiuderanno. Il definitivo copia il provvisorio approvato, non il contrario.
Perché la zirconia
Su una riabilitazione estesa che coinvolge i settori posteriori serve un materiale che regga il carico masticatorio per anni. La zirconia lo fa, ed è per questo che si usa dove si mastica.
Il compromesso è l'estetica: la zirconia monolitica è più opaca del disilicato. Per questo sui frontali si lavora la stratificazione e la colorazione a mano (la fase artigianale) invece di uscire con ventiquattro elementi tutti dello stesso bianco piatto, che è il modo più veloce per far sembrare finto un lavoro fatto bene.
Cosa non puoi dedurre da questo caso
Il prezzo. Non lo pubblichiamo su un caso singolo perché sarebbe fuorviante: quel numero vale per quella bocca, con quel numero di elementi e quelle fasi. Metterlo qui farebbe aspettare a qualcun altro la stessa cifra per un lavoro diverso.
Nemmeno i tempi: dipendono da quanti impianti ci sono e da quanto durano le fasi provvisorie.
Quello che puoi dedurre è che una riabilitazione totale è un progetto, non un acquisto, e che il preventivo serio arriva dopo una TAC e una valutazione, non prima.