Il nostro protocollo quando qualcosa non va
La domanda che separa le cliniche serie da tutte le altre non è «siete bravi»: è «cosa succede, per iscritto, se fra otto mesi qualcosa non ha funzionato». Ecco la nostra risposta.

In questa pagina
Questo è l'articolo che nessuna clinica ha voglia di scrivere, ed è per questo che vale la pena leggerlo. Parla di quando le cose non funzionano: succede, succede a tutti, e la differenza fra una struttura seria e una da evitare non è che alla prima non succeda mai: è cosa fa quando succede.
Primo fatto: una percentuale di insuccesso esiste sempre
L'implantologia ha tassi di successo alti ma non del cento per cento, in nessun paese e con nessun materiale. Un impianto può non integrarsi per ragioni che dipendono dalla tecnica, ma anche da come guarisce quel corpo lì: fumo, diabete non compensato, parodontite non trattata, igiene domiciliare, bruxismo.
Diffida di chiunque ti prometta il cento per cento. Non sta essendo ottimista: ti sta dicendo che di questa conversazione non vuole parlare.
Cosa deve essere scritto prima, non dopo
Nel piano di cura che firmi c'è una sezione dedicata a questo, e dice tre cose:
- Cosa è considerato insuccesso e in che finestra temporale.
- Cosa prevede il piano in quel caso, in termini di intervento.
- Cosa resta a carico tuo e cosa no.
Se una clinica ti dice queste cose a voce, con calore, e non te le mette per iscritto, hai ottenuto zero. Le parole al telefono in una controversia valgono niente, e nemmeno una recensione entusiasta ti aiuta quando devi far rifare un lavoro.
Il primo passo pratico: si telefona
Se noti qualcosa (gonfiore che non passa, un dolore che torna, un movimento, una protesi che «suona»), la prima cosa è scriverci, subito. Non aspettare il controllo programmato e non aspettare che passi da solo.
Il numero WhatsApp è lo stesso da cui hai prenotato la valutazione, e dall'altra parte c'è una persona. Una foto e due righe bastano per capire se è una cosa da guardare in giornata o se può aspettare il controllo.
Il secondo passo: si guarda, a Bari
Nella grande maggioranza dei casi la valutazione si fa a Bari, non a Tirana. Serve una radiografia e un esame: molte cose che sembrano gravi non lo sono (un gonfiore al quinto giorno è ancora fisiologia), e alcune che sembrano piccole vanno prese subito.
Se serve un intervento, si programma. Se serve tornare in Albania, si organizza, e il viaggio, in caso di revisione prevista dal piano, non è un secondo trattamento da vendere.
La cosa che rende tutto questo possibile
Non è la buona volontà. È la struttura: avere una sede in Italia dove guardarti in bocca senza farti prendere un aereo, e avere una sola clinica di riferimento invece di una rete di partner.
Quando fra te e chi ti ha operato c'è un intermediario, la gestione di un problema diventa un rimpallo: l'agenzia dice di sentire la clinica, la clinica dice di sentire l'agenzia. È il motivo strutturale, non caratteriale, per cui il modello a intermediazione gestisce male i problemi. Ne abbiamo scritto qui.
Cosa puoi fare tu perché non succeda
Poco, ma non nulla, e le tre cose che contano sono note:
- Il fumo. È il fattore di rischio più documentato per il fallimento implantare. Smettere nelle settimane intorno all'intervento è la singola azione più efficace che esista.
- L'igiene. Non tanto lavarsi di più: lavarsi negli spazi giusti. Al controllo ti facciamo vedere dove, sul tuo lavoro, con gli scovolini della misura giusta.
- Presentarsi ai controlli. Banale, e la cosa che salta per prima quando tutto va bene. La perimplantite non fa male finché non è tardi.
La domanda, di nuovo
Qualunque clinica tu stia valutando, chiedile per iscritto: «cosa succede se fra otto mesi un impianto non ha attecchito?».
Guarda se ti risponde con un documento o con un aggettivo.